Osservatorio Azzurro
Registro degli episodi
Guida
Cos’è l’Osservatorio, come si partecipa, e come si classifica un episodio.
L’Osservatorio Azzurro registra gli episodi di discriminazione avvenuti durante le partite di calcio: la Serie A, e le altre competizioni in cui giocano le squadre della massima serie — Coppa Italia e coppe europee.
Chi partecipa documenta ciò che ha visto o sentito, di qualunque tipo: razziale, territoriale, religioso, di genere. Ogni segnalazione viene verificata, e gli episodi che superano la verifica entrano nell’archivio.
L’archivio nasce da un progetto di ricerca scientifica: confrontare gli episodi di discriminazione razziale e quelli di discriminazione territoriale, per capire se la categoria «discriminazione territoriale» — che l’ordinamento della giustizia sportiva prevede — vada tenuta distinta da quella più generale di «discriminazione razziale».
Da quella domanda discende il resto: si registrano tutti gli episodi, non solo quelli contro una squadra. Un archivio così è anche uno strumento per controllare ciò che riportano gli osservatori della giustizia sportiva in campo, e potenzialmente per sostenerne il lavoro.
Gli episodi verificati diventeranno un archivio pubblicamente accessibile: è l’obiettivo del progetto. Non da subito: nella ricerca i dati si aprono a lavoro concluso, ed è una difesa — un archivio pubblicato mentre si raccoglie si può contestare prima ancora di essere finito. Per questo si entra su richiesta, e non perché ci sia qualcosa da tenere nascosto.
- Direzione scientifica
- Andrea Teti · Università di Salerno
- Direzione tecnica
- Francesco Saverio Cocorullo · Iranja Marketing
- Patrocinio
- Valerio Celentano · YouTube @AzzurroFluido · X @azzurrofluido
Come si entra
Come si ottiene un accesso?
Da «Chiedi di partecipare» si lasciano un nome — va bene anche un nickname — e un indirizzo email. Non nasce un accesso: nasce una richiesta.
Qualcuno la legge e decide. All’approvazione arriva un’email con il link per scegliere la password; la stessa risposta si vede tornando sulla pagina della richiesta, che resta il modo di ritrovarla se l’email non arriva.
Il link per scegliere la password vale una volta sola e scade entro un giorno: è una regola del servizio che gestisce gli accessi, non una nostra scelta. Se è scaduto se ne genera un altro — basta scrivere a OsservatorioAzzurro2026@gmail.com.
Come si registra un episodio
Cosa si fa, in pratica, quando si vede qualcosa?
Si sceglie la partita e si risponde a una domanda per schermata: che forma ha preso l’episodio, di che natura era, quando, verso chi, chi è stato, su quale fonte si basa. Sono pulsanti grandi, perché il posto in cui si compila è la tribuna: in piedi, con una mano sola.
La bozza nasce al primo passo e resta sul server. Se il telefono muore a metà, al rientro è ancora lì.
Non serve avere tutto subito: una bozza incompleta si riprende, e un episodio si può registrare anche il giorno dopo — la partita è già in archivio con la sua data.
C’è anche un passo per la foto: le immagini si caricano dall’app, dal telefono, mentre si compila.
La forma
Che forma prende l’episodio riportato?
La forma è il modo in cui l’episodio si è manifestato: quello che si è visto o sentito, prima di qualunque valutazione su cosa significhi.
Un episodio può prendere più forme insieme — un coro accompagnato da uno striscione sono due forme dello stesso episodio, non due episodi.
Coro
Ululati e versi
Insulti individuali
Striscione
Coreografia
Bandiera o simbolo
Gesto
Lancio di oggetti
Violenza fisica
Sputi, aggressioni e contatto fisico. Nella precisazione va scritto cosa è successo.
Contenuto online
Dichiarazione di tesserato
Altro
«Altro» è l’ultima spiaggia, non la scorciatoia: chi la sceglie deve scrivere nella precisazione cosa è successo. Una categoria che dice soltanto «fuori elenco» non classifica niente, e arriva alle statistiche come una riga muta.
La natura
Di che tipo di discriminazione si tratta?
La natura dice contro cosa è diretta la discriminazione. È la parte che richiede più attenzione, perché separa un insulto da un episodio discriminatorio.
Il criterio è sempre lo stesso: l’insulto colpisce la persona, o colpisce la categoria in quanto tale? «Napoli merda» gridato durante un’azione è sfottò; «i napoletani sono colerosi» dice qualcosa su tutti i napoletani, ed è un episodio.
Si possono indicare più nature insieme. Cori, striscioni e insulti combinano spesso più tipi di discriminazione: vanno segnalati tutti quelli che si notano.
Razzismo
Etnia, nazionalità, colore della pelle, origine.
Religione
Antisemitismo, islamofobia e ogni altra discriminazione religiosa.
Genere e orientamento sessuale
Sessismo, omofobia, transfobia.
Condizione personale e sociale
Povertà, disabilità, condizione sociale.
Ideologia
Propaganda e simboli nazifascisti, inneggiare a comportamenti discriminatori.
Discriminazione territoriale
Insulti contro una città, un'area o i suoi abitanti in quanto tali. Il «in quanto tali» è la parte che conta: «Napoli merda» durante un'azione è sfottò, «i napoletani sono colerosi» colpisce la categoria in sé.
Altro
Quello che non rientra. Chi lo sceglie deve scrivere cosa fosse: una riga muta non serve a nessuno.
Quando, e per quanto
A che minuto si è verificato l’episodio, e quanto è durato?
Il minuto e il periodo di gioco collocano l’episodio nella partita. Se il minuto esatto non si ricorda, il periodo da solo è già un dato utile: meglio «secondo tempo» che un minuto inventato.
La durata si registra sulla singola forma, non sull’episodio, perché forme diverse durano in modo diverso: il coro è durato quattro minuti, lo striscione è rimasto esposto per tutto il secondo tempo.
Si sceglie fra quattro fasce, e non si scrivono i secondi: chi guarda una partita stima, e un campo numerico produrrebbe dati inventati con l’aria di essere misurati.
Un attimo
Meno di un minuto
Qualche minuto
Tutta la partita
Accanto alla fascia c’è la spunta «tornato più volte», che risponde a un’altra domanda: la durata dice quanto è durato ogni volta, la spunta dice che è successo di nuovo. Un coro di due minuti ripreso a ogni calcio d’angolo e uno striscione appeso e mai tolto non sono la stessa cosa.
Verso chi
Chi è stato preso di mira?
Il bersaglio è chi ha subito l’episodio. Dove ha senso — una squadra, una tifoseria — si indica anche quale delle due, così una statistica per squadra può dire non solo quanti episodi ci sono stati, ma contro chi.
Giocatore
Allenatore o staff
Arbitro
Squadra
Tifoseria
Città o territorio
Gruppo etnico
Gruppo religioso
Persone LGBTQ+
Donne
Persone con disabilità
Altro
Chi è stato
Chi ha compiuto il gesto?
Il bersaglio dice chi ha subito; questa domanda dice chi ha agito. Sono due dati distinti e servono a cose diverse: senza l’autore non si può rispondere a «da quale settore arrivano gli episodi» né distinguere un coro di curva da una frase di un tesserato.
Si sceglie una voce sola, ed è giusto così: quando davvero non si sa, la risposta è «Non identificato», che è un dato e non una lacuna.
Tifoseria di casa
Tifoseria ospite
Entrambe le tifoserie
Gruppo organizzato
Un singolo
Un tesserato
Steward o sicurezza
Non identificato
Non tirare a indovinare fra «Gruppo organizzato» e «Tifoseria di casa». Uno striscione senza firma appeso in curva non dice da solo chi ce l’ha messo: se non lo sai, «Non identificato» è la risposta onesta, e conserva il valore di tutto il resto dell’episodio.
Chi registra
Il mio nome resta attaccato all’episodio?
L’episodio porta il nome di chi lo ha registrato, e serve a chi verifica: un dato senza autore non si può ricontrollare, e il progetto esiste per produrre dati che reggano alla domanda «su quale base lo dici?».
L’impegno è che quel nome non comparirà nelle versioni pubbliche dell’archivio né in alcun uso pubblico dei dati: dopo le verifiche viene rimosso.
Oggi nessuna esportazione dell’archivio contiene nomi di persone — sono tutte tabelle di numeri — e un controllo automatico fa fallire il lavoro di chiunque provi ad aggiungerceli senza deciderlo apposta. Una pubblicazione vera dei dati non esiste ancora: quando esisterà, il nome ne resterà fuori.
Le fonti
Su cosa si basa la segnalazione?
Ogni episodio ha almeno una fonte tracciabile: è il primo dei tre principi del progetto. Senza, resta un’impressione — e un’impressione non regge a una contestazione.
Più fonti sullo stesso episodio non sono una ripetizione: due persone in punti diversi dello stadio che notano lo stesso coro rendono il dato più solido, non più confuso.
Visto allo stadio
In TV
In streaming
Testata giornalistica
Social
Comunicato ufficiale
Per questo, se registri un episodio che qualcun altro aveva già segnalato, non stai sprecando lavoro: in revisione le due segnalazioni vengono unite, e la tua fonte resta attaccata all’episodio a rafforzarlo. Registra quello che hai visto anche se sospetti che l’abbia visto qualcun altro.
Audio e video
E se ho una clip o una registrazione?
Le foto si caricano dall’app. Audio e video no, non ancora: si mandano per email a OsservatorioAzzurro2026@gmail.com, dicendo quale partita e in che minuto.
Se il file è grande — oltre una ventina di megabyte — conviene mandare un link con un servizio gratuito di trasferimento, per esempio WeTransfer.
Un file mandato per email non entra da solo nell’archivio: l’episodio va comunque registrato dall’app, altrimenti resta una clip in una casella e non diventa un dato.
I riferimenti normativi
Su quali norme si fonda questa classificazione?
Le categorie di questo archivio non sono state inventate: ricalcano le definizioni che la legge italiana e l’ordinamento sportivo danno della discriminazione. Sono anche il terreno su cui un episodio verificato può essere discusso.
- Costituzione, articolo 3
- Il fondamento costituzionale di ogni tutela antidiscriminatoria: stabilisce l’eguaglianza formale e sostanziale fra le persone «senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali».
- Legge Mancino
- D.L. 122/1993, convertito in Legge 205/1993: punisce l’odio, la propaganda e la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Si applica anche agli episodi negli stadi, per i comportamenti penalmente rilevanti.
- Ordinamento CONI
- I Principi Fondamentali degli Statuti delle Federazioni Sportive Nazionali impongono l’inderogabile rispetto del principio di non discriminazione per qualsiasi motivo: razza, sesso, religione, orientamento sessuale, disabilità.
- Codice di Giustizia Sportiva FIGC, articolo 28
- Definisce le forme di discriminazione rilevanti per la giustizia sportiva: «razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine anche etnica, condizione personale o sociale… propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori».
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